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29/06/2026La rettopessi ventrale (Ventral Mesh Rectopexy) è una procedura chirurgica utilizzata per il trattamento del prolasso rettale esterno, dell’intussuscezione rettale interna sintomatica e di alcune forme di rettocele associato.
Si tratta di una tecnica mini-invasiva che consente di correggere l’alterazione anatomica responsabile dei sintomi preservando le strutture nervose del pavimento pelvico e riducendo il rischio di disturbi funzionali post-operatori.
Che cos’è il prolasso rettale?
Il prolasso rettale è una condizione caratterizzata dalla discesa del retto dalla sua sede anatomica fisiologica.
Può manifestarsi in due forme:
- Prolasso rettale esterno, quando il retto protrude attraverso l’orifizio anale.
- Prolasso rettale interno (intussuscezione), quando il retto si invagina su sé stesso senza fuoriuscire all’esterno.
Queste condizioni possono provocare sintomi quali:
- difficoltà evacuative;
- sensazione di incompleto svuotamento;
- necessità di eccessivo ponzamento;
- incontinenza fecale;
- senso di peso o ingombro pelvico;
- associazione con rettocele o altri difetti del pavimento pelvico.
In cosa consiste la rettopessi ventrale?
L’intervento viene generalmente eseguito in laparoscopia o con approccio robotico, in anestesia generale.
La peculiarità della rettopessi ventrale è che la dissezione chirurgica viene effettuata esclusivamente sulla superficie anteriore del retto, evitando la mobilizzazione posteriore tradizionale.
Questa caratteristica permette di preservare il plesso nervoso autonomo pelvico, fondamentale per il corretto funzionamento intestinale e genito-urinario.

Le fasi tecniche dell’intervento
1. Accesso laparoscopico
Il chirurgo esegue alcuni piccoli accessi addominali attraverso i quali vengono introdotti una telecamera ad alta definizione e gli strumenti chirurgici.
L’ingrandimento fornito dalla laparoscopia consente una visualizzazione accurata delle strutture anatomiche del bacino.
2. Dissezione dello spazio retto-vaginale o retto-vescicale
Viene identificato il piano anatomico compreso tra il retto e gli organi anteriori:
- nella donna, tra retto e vagina;
- nell’uomo, tra retto e vescica/prostata.
La dissezione procede lungo la parete anteriore del retto fino al pavimento pelvico, mantenendosi all’interno di piani anatomici ben definiti.
3. Posizionamento della mesh
Una rete protesica biocompatibile viene fissata alla parete anteriore del retto mediante suture o dispositivi dedicati.
La mesh agisce come un supporto permanente che permette di correggere il prolasso e ripristinare il normale orientamento anatomico del retto.
4. Fissazione al promontorio sacrale
L’estremità superiore della rete viene ancorata al promontorio sacrale, una struttura ossea situata alla base della colonna vertebrale.
Questo passaggio consente di sospendere e stabilizzare il retto nella sua posizione fisiologica, correggendo la discesa responsabile della sintomatologia.
5. Peritoneizzazione
Al termine della procedura, la rete viene completamente ricoperta dal peritoneo.
Questo accorgimento riduce il rischio di aderenze intestinali e limita il contatto diretto della protesi con gli organi addominali.
Perché si preferisce l’approccio ventrale?
La rettopessi ventrale è stata sviluppata per superare alcuni limiti delle tecniche tradizionali di rettopessi posteriore.
Poiché non richiede la dissezione circonferenziale del retto, permette di:
- preservare l’innervazione autonoma pelvica;
- ridurre il rischio di stipsi post-operatoria;
- mantenere una migliore funzionalità evacuativa;
- trattare contemporaneamente eventuali difetti del compartimento pelvico anteriore.
Per questi motivi rappresenta oggi una delle procedure più utilizzate nei pazienti selezionati con disturbi della statica pelvica.
Quali pazienti possono beneficiare dell’intervento?
La rettopessi ventrale può essere indicata in presenza di:
- prolasso rettale esterno;
- intussuscezione rettale interna sintomatica;
- sindrome da defecazione ostruita;
- rettocele associato a sintomi evacuativi;
- fallimento del trattamento conservativo e della riabilitazione del pavimento pelvico.
La decisione chirurgica viene sempre preceduta da una valutazione specialistica che può includere defecografia, manometria anorettale, ecografia endoanale e studio funzionale del pavimento pelvico.
Decorso post-operatorio
Grazie all’approccio mini-invasivo, il recupero è generalmente rapido.
La degenza ospedaliera varia mediamente da 2 a 4 giorni, mentre la ripresa delle normali attività quotidiane avviene generalmente entro 2-3 settimane. Gli sforzi fisici intensi vengono invece limitati per circa 6-8 settimane.
Conclusioni
La rettopessi ventrale rappresenta una tecnica moderna ed efficace per il trattamento del prolasso rettale e dei disturbi della defecazione associati a difetti anatomici del pavimento pelvico. L’approccio ventrale consente di correggere il prolasso preservando le strutture nervose pelviche, con l’obiettivo di ottenere un miglioramento sia anatomico sia funzionale della qualità di vita del paziente.




